Proverbio significato e spiegazione del termine



provèrbio s.m. (lat. proverbium). Breve detto popolare che, generalmente, racchiude un insegnamento desunto dall'esperienza: D Quasi tutti e medesimi proverbi, ... , benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e proverbi nascono dalla esperienzia (Guicciardini).
— LOC. DIV. Parlare per proverbi, in modo sentenzioso, infarcendo il discorso di proverbi.  Passare in proverbio, divenir proverbiale; si dice di cosa o persona che, a causa di determinate caratteristiche, divenga emblema di qualcosa: La povertà di san Francesco è passata in proverbio.
— Giochi. Gioco dei proverbi, gioco di società che mette alla prova la memoria e la prontezza dei giocatori.  Proverbi muti, altro gioco di società consistente nel rappresentare un proverbio servendosi dei soli gesti.
— Metr. Componimento poetico in uso nei primi secoli della nostra letteratura consistente in una serie di proverbi, la cui successione era per lo più alfabetica, ognuno dei quali contenuto di solito in un distico.
— Teatro. Proverbio drammatico, genere drammatico fiorito in Francia nel XVIII e XIX sec. consistente in un breve atto costruito a illustrazione di un proverbio o di una massima.
I proverbi hanno una diffusione universale e si riscontrano anche presso le popolazioni più primitive. Nelle civiltà più evolute essi appaiono come tipico patrimonio delle classi popolari: si suol dire che i proverbi sono la scienza dei popoli, anche se in molti casi essi rappresentano non una cristallizzazione di determinati princìpi, ma semplicemente una formulazione di comodo, che si impone per autorità della tradizione, come è dimostrato dal fatto che spesso si contraddicono (come i due proverbi latini In cauda venenum e Dulcis in fundo).
I proverbi contengono spesso forme arcaiche o foggiate per l'occasione, hanno quasi sempre andamento metrico o almeno ritmico, e presentano rime, assonanze, allitterazioni (Chi dice donna dice danno). Spesso i proverbi sono un riassunto di un antico racconto.
Vi sono proverbi in cui è introdotto uno scambio di battute tra animali o cose, o che contengono un'affermazione attribuita a un personaggio immaginario (wellerismi). I temi trattati, benché assai vari, possono essere ridotti a diverse categorie; la più vasta richiama verità d'ordine morale o norme di carattere pratico; vi sono poi proverbi di contenuto medico e igienico, meteorologico, agricolo, giuridico, ecc.
I proverbi sono oggetto di studio da parte della paremiologia: ne è stato raccolto un numero elevatissimo da tutte le parti del mondo. Sin dall'antichità i proverbi hanno richiamato l'attenzione degli eruditi e sono stati oggetto di rielaborazione letteraria nella poesia gnomica, nella novellistica, nella prosa morale.
Famoso l'uso che ne fa G. Verga nei Malavoglia. Data la particolare natura regionale italiana, gli stessi proverbi si ritrovano, spesso con varianti minime, in più dialetti. La ricchezza proverbiale italiana è dunque affidata a questa varietà regionale e dialettale.

Gioco dei Proverbi

Nel gioco dei proverbi la persona che inizia sceglie un oggetto (fazzoletto annodato o altro) e lo getta senza preavviso a uno dei concorrenti che deve subito dire un proverbio e gettarlo a sua volta verso un altro, e così via.
Chi ripete un proverbio già detto, o si attarda, versa una posta prestabilita. L'ultimo rimasto ritira tutte le poste.
Nei proverbi muti chi conduce il gioco si accorda con uno dei concorrenti su quale proverbio rappresentare e gli altri partecipanti cercano di indovinare. Chi indovina riceve un premio mentre, se nessuno vi riesce, l'improvvisato mimo fa una penitenza.

I Proverbi nel teatro

Il proverbio drammatico nacque nei salotti parigini della fine del XVI sec., come rappresentazione improvvisata su un canovaccio in cui erano indicati solo gli incidenti principali.
I primi autori di proverbi furono Madame Durand e la marchesa di Maintenon, che ne scrisse taluni a edificazione delle educande di Saint-Cyr.
Il genere ebbe grande sviluppo nel XVIII e XIX sec., grazie ad autori quali Carmontelle e T. Leclercq che vi si dedicarono pubblicando varie raccolte, e raggiunse la sua formulazione artisticamente più compiuta con i proverbi di Alfred de Musset, in cui la semplicità didascalica della trama e delle situazioni si accoppia felicemente alla raffinata scrittura e al garbato umorismo dei personaggi.
Tra i più compiuti esempi del proverbio demussetiano si citano Con l'amore non si scherza, Non bisogna mai scommettere, Una porta è aperta o è chiusa.
In Italia il genere godette di qualche fortuna nella seconda metà del XIX sec., e oltre a Torelli (Chi muore giace e chi vive si dà pace), F. Martini (Chi sa il gioco non l'insegni) e Giuseppe Giacosa (Non dir quattro se non l'hai nel sacco), vi si dedicò con continuità e fortuna Francesco De Renzis, che in versi martelliani scrisse Un bacio dato non è mai perduto, La farina del diavolo e Fra donna e marito non mettere un dito.



MOTTO significato e spiegazione del termine

(lat. volg. *muttum, da muttire, far motto). Motto, detto arguto e scherzoso. M. si spirito, scherzo, battuta. Breve sentenza, massima; (est.) aforisma.; (lett.) nelle locuzioni «senza far o proferir m.», senza dire una parola.
mòtto s.m. (lat. volg. *muttum, da muttire, far motto). Breve detto, di solito scherzoso e arguto: Divertiva tutti con i suoi motti. D L'una un sottil motto / vibra al cor dell'amica e ai casi allude / che la fama narrò(Parini). 
Frase breve e significativa assunta spesso a simbolo di un ideale, di un indirizzo di pensiero, ecc.: "Io ho quel che ho donato" fu il motto di Gabriele D'Annunzio. D La loro storia si può riassumere in quel motto di Benvenuto Cellini: "Io servo a chi mi paga" (De Sanctis).  Parola, detto, soprattutto in espressioni dell'uso lett.: Senza far motto. Non aggiunse motto. D Dirò un motto di due che tentarono vie nuove, il Trissino e Bernardo Tasso(De Sanctis). Giungevano le risa, i motti brevi / dei giocatori, da quell'altra stanza (Gozzano).
— Araldica: Parola, iscrizione o breve sentenza semplice posta in fascia sotto lo scudo.
Seguendo la tradizione dei motti araldici, nel medioevo il gusto delle sentenze applicate a oggetti era assai comune.
L'uso, non infrequente nell'antichità, s'impose definitivamente nel Rinascimento, epoca in cui motti di varia ispirazione vennero impressi sui quadranti degli orologi, sui bicchieri, su anelli, specchi, oltre che sui mobili, ove erano resi più complessi da emblemi ed attributi. Celebri sono le decorazioni intrecciate di motti nei castelli di Mantova, Ferrara e, in misura minore, Milano.
Dall'Italia del Nord il gusto dei motti passò nella Francia di Enrico III, nell'Inghilterra elisabettiana, in Spagna.
Il gusto del motto e dell'emblema fu vivissimo nell'epoca barocca, in cui si stamparono persino volumi interamente composti da motti esemplificati.
Tale produzione fu particolarmente ricca nell'Europa del Nord (Olanda), ma non mancano esemplari stampati in Italia. In questo periodo, ai motti di carattere araldico-cavalleresco, si sostituì il gusto per i motti a carattere amoroso (non infrequenti anche nei periodi precedenti, specialmente nelle corti platonicizzanti d'Italia e in quella di Francia) e religioso.
Il gusto dei motti, caduto in disuso col trionfo del razionalismo settecentesco e del gusto neoclassico, ebbe di nuovo voga alla fine dell'Ottocento.

CATEGORIE PRINCIPALI PROVERBI

Un elenco con le principali categorie di proverbi più cercati sul sito. Potete sfogliare i proverbi per argomenti per trovare prima quello che ti interessa.
Se cercate un testo particolare potete utilizzare il motore di ricerca che in base a una parola o un testo vi mostrerà tutti i proverbi dove è contenuto il vostro criterio di ricerca impostato.

SFOGLIA TUTTE LE CATEGORIE

TOP